La ricetta della nonna

LA NOSTRA CUCINA

LA RICETTA DI NONNA MAFALDA

Passione per la tradizione e
i frutti della nostra terra

La nostra cucina parla di noi, delle nostre famiglie e della nostra storia. Non c’era domenica e festa comandata senza che la tavola fosse abbondante. Nonna Mafalda ha tramandato la passione e la cura della cucina alle figlie e alle nipoti, come fosse un insegnamento sacro.
Gli ingredienti, le ricette e i procedimenti sono stati affidati negli anni alle figlie Valentina (che è l’anima della cucina) e Loretta, poi alle nipoti. A volte sotto forma di ricette, scritte con una calligrafia antica. Spesso semplicemente attraverso il racconto.
Una storia, simile a quella di tante famiglie, che si fonda sulla apparente povertà dei prodotti della nostra terra e sulla semplicità della preparazione.
Fare questo mestiere per noi significa rinnovare il valore dell’ospitalità e l’amore per i frutti della nostra terra.

I piatti e le stagioni
I PIATTI E LE STAGIONI

Le stagioni scandiscono il ritmo e determinano i sapori della nostra cucina

Anche nelle nostre case si è sempre mangiato in questo modo, perché abbiamo la fortuna di vivere in un territorio ricco di biodiversità.
Il valore energetico dei cibi un tempo seguiva le stagioni, e noi vogliamo tenere questa tradizione.
La farina e il baccalá non hanno tempo. è dalle migliori farine diamo vita al pane, la pasta e gli gnocchi e dalla passione che arriva in tavola il baccalà mantecato, al forno o in umido.
La primavera porta il sapore di cose antiche. I bruscandoli, i carletti, le rosoline e altre erbe di campo consentono di dare nobiltà ai primi piatti, sia alla pasta che ai risotti.
L’estate ci offre l’opportunità di lavorare con ortaggi e verdure come le melanzane, le zucchine, le carni più magre, il pollame e altri piccoli animali da cortile, le seppioline della laguna, le masenètte.
L’autunno è il tempo della zucca, dei funghi, e le carni iniziano ad essere più importanti come l’oca, l’anitra ma anche la trippa e spesso capita qualche anguilla del Livenza.
L’inverno è la festa della cucina Veneta. La sopa coada, la minestra di fagioli con la pasta o con il radicchio rappresentano una tradizione irrinunciabile, come pure il carrello dei bolliti o gli arrosti. D’inverno la caccia consente di poter trovare i masorìni (germano reale), le salsegne (alzavole) o altri tipi di cacciagione. Il fiore d’inverno, il radicchio rosso tardivo, naturalmente non manca mai guarnire ogni tipo di piatto dai risotti alle lasagne. La pinza è il dolce povero delle festività natalizie e le frittelle aprono il periodo magico del carnevale.

La terra ed il vino
LA TERRA E IL VINO

La terra non è uguale dappertutto.
Da noi è generosa di ortaggi e verdure in tutte le stagioni.

Soprattutto d’inverno con una cicoria straordinaria conosciuta in tutto il mondo come radicchio tardivo o radicchio rosso di Treviso.
Ma le nostre campagne sono generose soprattutto nell’allevamento di animali da cortile.
I maiali che vengono sapientemente lavorati per produrre i musetti (cotechini), salami, sopresse, pancette e ossocolli. Inoltre, anche grazie a molti giovani che hanno riscoperto la passione per la terra, le aziende agricole ci consentono di trovare pollame di qualità, conigli e carne di manzo a chilometro zero.

Per quanto riguarda la vite, la nostra terra è meno generosa.
Una volta quando il vino si faceva in modo naturale, dalle nostre parti con i primi caldi era già da buttare. Spesso i nostri nonni bevevano il Clintòn o il Bacò, vini che derivavano dai vitigni selvatici americani, gli unici che erano resistiti all’epidemia di filossera che nell’800 decimò la vite nella nostra regione.
Per proporre qualcosa di unico e che fosse in linea con la nostra filosofia abbiamo dovuto fare un po’ di strada e bere alcuni ettoliti.
Il vino, secondo la convinzione che abbiamo maturato è un alimento, e come è accaduto per altri prodotti abbiamo deciso in questi anni di conoscerlo e di conoscere soprattutto la filosofia di chi lo produce.
In Italia, grazie al cielo, c’è la possibilità di bere bene senza dover spendere una follia, e per questa ragione, anche grazie all’amicizia con i tre fratelli Muraro della Caneva, proponiamo alcuni vini del Triveneto insieme a qualche bottiglia di vino Piemontese di cantine che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare in questi anni.
Con grande umiltà continuiamo ad imparare e a metterci in discussione, soprattutto attraverso l’incontro con uomini e donne che dedicano la loro vita alla terra e ai sui frutti.

La cicchetteria
LA CICCHETTERIA

Il cicchetto sul far della sera:
un imperdibile momento di estasi culinaria da vivere in compagnia.

La cicchetteria è una tradizione tipicamente veneziana da cui ci siamo lasciati contaminare anche in campagna.
Ogni giorno sul far della sera, con una scelta che varia con le stagioni, è possibile rinnovare la tradizione del dopo lavoro alla Passaora.
Mozzarelle in carrozza, verdure e qualche pescetto fritto, affettati di grande qualità e in stagione nervetti, la trippa, il museto, i bovoetti rappresentano ancora l’ingrediente antico di un aperitivo tradizionale.
Il tutto degustando un vino genuino e di qualità.